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Chiunque frequenti oggi un qualunque corso di yoga in qualsiasi parte del globo, fin dalle prime lezioni scopre che, oltre a due fasce muscolari dette ischiocrurali, a un diaframma, a sette cakra e a tre nāḍī principali, possiede anche un «ego».

Questo ego, ci viene detto, è responsabile di quasi ogni male del mondo, dalla fastidiosa allergia agli acari che ogni tanto ci tormenta fino al buco nell’ozono:

Non riesci a portare la fronte sulle ginocchia in paścimottanasana? È a causa del tuo ego che ti impedisce di abbandonarti e allungare i tuoi muscoli.

 

E invece, le FAQ

Allora fai yoga? 
Beata te, sei una persona molto rilassata allora.
Sei anche insegnante? (scrutando il corpo con espressione di dubbio
Vini..che? Ah come il vino. Mai sentito.
Krishnama-che? Hare Krishna? 
Il maestro di Iyengar, ok. Lui sì che lo conosco. 
Ah fai yoga. Per quello che sei così bona! (grazie di esistere, NdR)

Ormai è un fenomeno dilagante. Tutti abbiamo sentito parlare di legge di attrazione, di PNL, di strategie per il successo, di tecniche mentali per realizzare ogni desiderio, di metodi infallibili per realizzarsi in ogni campo della vita, eccetera eccetera. Spesso chi pubblicizza questo genere di tecniche - e i corsi a pagamento per impararle - per convincere il potenziale cliente dell’assoluta bontà del prodotto in vendita, arruola un testimonial di eccezione: nientemeno che Siddhārtha Gautama, alias Śākyamuni, in persona.

Cosa intendiamo con la parola consapevolezza? Intendiamo la pura attenzione silenziosa e non giudicante presente nel momento presente. E contemplare il corpo e la mente vuol dire osservare con questa attenzione le sensazioni fisiche, l’avvicendarsi di attrazione e repulsione nella nostra mente, il succedersi di emozioni e stati d’animo; vuol dire osservare i pensieri e le immagini che accompagnano gli stati d’animo.

Corrado Pensa da Il Silenzio tra Due Onde