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Formazione Insegnanti: Manifesto

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  • Crediamo che la figura dell’insegnante di yoga sia quella di un operatore culturale, le cui competenze abbracciano un campo vasto ed eterogeneo di saperi. Riteniamo che un bravo insegnante di yoga sia un ‘buon amico’ (kalyāṇa-mitra), che mette a disposizione degli allievi il suo bagaglio di conoscenza e la sua esperienza, per accompagnarli in modo gentile, fermo e amorevole in un processo di trasformazione di sé.

  • Pensiamo che un buon insegnante sia innanzitutto un buon praticante, e che per diventare un buon praticante sia necessario un certo tempo: una formazione della durata di quattro anni, oltre a fornire un bagaglio completo di conoscenze, costituisce un fondamentale percorso di crescita e consente all’allievo di costruire una solida pratica individuale.

  • Per noi lo yoga non ha nulla a che vedere con l’esibizione di sé. Pur non essendo contrari alla rappresentazione della pratica con mezzi visivi e alla divulgazione di foto e filmati, non abbiamo interesse a operare in questo senso, né a dare dimostrazioni di abilità nell’esecuzione di tecniche o di particolari virtù o raggiungimenti ‘spirituali’. In linea di principio, tendiamo a non mostrarci in pubblico mentre pratichiamo, se non quando sia strettamente necessario.

  • Crediamo che essere ‘bravi’ praticanti di yoga non implichi necessariamente l’esecuzione di posture straordinarie o impegnative. Crediamo che la pratica dello yoga sia incentrata sul singolo individuo e che debba rispettare la dignità, le peculiarità e i limiti di ciascuno, in un’ottica di accessibilità, senza limitazioni relative alle abilità fisiche o all’età. Riteniamo che il lavoro fisico dello yoga (in primo luogo la pratica degli āsana e delle mudrā) sia propedeutico al lavoro respiratorio, contemplativo e meditativo, e che dunque costituisca un mezzo e non un fine.

  • In linea con una tradizione millenaria, riteniamo che il disagio (duḥkha) dell’essere umano sia il tema centrale dello yoga, e che l’emancipazione da esso sia il fine ultimo della pratica. Pertanto, riteniamo che la pratica dello yoga, pur non escludendo innovazioni recenti, debba essere orientata in modo esplicito a tale obiettivo.

  • Crediamo in uno yoga che lasci e renda libera la persona sotto ogni punto di vista, e che favorisca l’autodeterminazione. Non vogliamo in nessun modo creare dinamiche di dipendenza tra insegnanti e allievi, ma lasciamo piuttosto che questi ultimi siano liberi di fare le proprie scelte, sia nell’ambito dello yoga, sia nel campo più vasto della vita spirituale e sociale. Chi pratica con noi non deve preoccuparsi del proprio aspetto fisico, può vestirsi come desidera e può seguire la dieta che ritiene opportuna.

  • Siamo convinti che lo yoga favorisca la salute profonda della mente e del corpo, ma non promettiamo guarigioni, né tantomeno formiamo terapeuti o operatori olistici. In linea generale, non siamo interessati a pratiche pseudoscientifiche, magiche o occulte, e alla diffusione di idee e tecniche riconducibili alla galassia delle discipline new age.

  • Piuttosto che accelerare, preferiamo rallentare. In altre parole, crediamo in uno yoga che non implichi competizione, elitismo, efficientismo, performance. Evitiamo di imporre modelli normativi che ispirino nell’allievo senso di inadeguatezza, invidia o desiderio di emulazione.

  • Non ci interessa spingere il corpo oltre i suoi limiti. Pertanto, rifiutiamo ogni forma di correzione violenta e di coercizione somatica, e in generale ogni forma di imposizione autoritaria da parte dell’insegnante, sia anche soltanto sul piano verbale. Scoraggiamo negli allievi l’adesione dogmatica a ortodossie performative della pratica.

  • Non aderiamo a credenze e a dogmi religiosi particolari. Il nostro non è uno yoga confessionale o settario. Pur ispirandoci alla tradizione yogica del Viniyoga, così come trasmessa nel saṃpradāya di Krishnamacharya e Desikachar, e alle tradizioni meditative del Buddhismo antico, non ci riteniamo vincolati in nessun modo alle credenze di qualsiasi confessione religiosa.

  • Pur non proponendo uno yoga esplicitamente confessionale, riteniamo che lo yoga sia profondamente connesso a una ricerca di senso, e siamo consapevoli che esso affonda le sue radici nel pensiero religioso e filosofico sudasiatico. Pertanto, incoraggiamo ciascun allievo a coltivare la propria ricerca personale e, nell’ambito del percorso di formazione, ci sforziamo di fornire una solida conoscenza delle tradizioni religiose e filosofiche sudasiatiche.

  • Crediamo sia di fondamentale importanza tenere conto dei risultati della ricerca accademica, sia per quanto riguarda la conoscenza dei testi e delle tradizioni premoderne, sia per quanto concerne l’analisi critica dello yoga nel mondo contemporaneo. Riteniamo che un approccio critico a certe narrazioni e a certe pratiche settarie non sia affatto uno sterile esercizio intellettuale ma un necessario strumento di tutela per ogni praticante. Pur incoraggiando nell’allievo una visione critica, rispettiamo profondamente il lascito delle diverse tradizioni.

  • Crediamo nel valore della consapevolezza come strumento, come meta e come mistero. Per noi lo yoga è incentrato sul coltivare uno stato di presenza tranquilla e una disponibilità all’ascolto profondo di sé. Crediamo che esserci sia più importante che avere o ottenere, e crediamo che la consapevolezza sia il centro profondo e misterioso che è il principio e la meta di un percorso interiore.

 

Luglio 2020

 

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Cosa intendiamo con la parola consapevolezza? Intendiamo la pura attenzione silenziosa e non giudicante presente nel momento presente. E contemplare il corpo e la mente vuol dire osservare con questa attenzione le sensazioni fisiche, l’avvicendarsi di attrazione e repulsione nella nostra mente, il succedersi di emozioni e stati d’animo; vuol dire osservare i pensieri e le immagini che accompagnano gli stati d’animo.

Corrado Pensa da Il Silenzio tra Due Onde