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di Gianfranco Del Moro

La mia prima vera esperienza di meditazione avvenne nei primi anni ’90, in occasione dei seminari condotti da Vimala Thakar a Dalhousie, in India, rivolti a insegnanti e praticanti di yoga occidentali interessati ad approfondire gli aspetti filosofici dello yoga attraverso lo studio di antiche Upaniṣad, Bhagavad-gītā e Yoga-sūtra di Patañjali. Durante l’incontro di meditazione che precedeva il discorso quotidiano, sedevamo mezz’ora insieme con Vimala in silenzio, senza alcuna istruzione particolare. Da inesperto, non avendo ricevuto indicazioni sul da farsi, la mia mente vagabondava tutto il tempo, totalmente inconsapevole, oggi me ne rendo conto, degli stati avversivi, in cui ero immerso, a causa soprattutto della postura scomoda.

I puristi scoraggiano di mescolare le tradizioni, ma la ricerca rivela che le origini di una delle pratiche indiane odierne più popolari non sono così chiare.

di Matthew Gindin, uscito su Tricycle, autunno 2019.

Cosa intendiamo con la parola consapevolezza? Intendiamo la pura attenzione silenziosa e non giudicante presente nel momento presente. E contemplare il corpo e la mente vuol dire osservare con questa attenzione le sensazioni fisiche, l’avvicendarsi di attrazione e repulsione nella nostra mente, il succedersi di emozioni e stati d’animo; vuol dire osservare i pensieri e le immagini che accompagnano gli stati d’animo.

Corrado Pensa da Il Silenzio tra Due Onde